mercoledì 26 gennaio 2011

Mission: Impossible II (2000)


Mission: Impossible II
Mission: Impossible II, Germania/USA, 2000, colore, 123' (2h 3')
Regia di John Woo

Visto ieri sera su Rete 4.

Il dottor Vladimir Nekhorvich (Rade Serbedzija) è un biologo che ha creato in laboratorio Chimera, un virus potentissimo. Per poterlo trasportare meglio, il dottor Nekhorvich si inietta il virus ma deve assumere Bellerofonte, l'antidoto, prima di 20 ore dal contagio. Al fine di evitare imprevisti, il dottor Nekhorvich decide di affidarsi a Ethan Hunt (Tom Cruise), agente dell'IMF, Impossible Mission Force. Durante il viaggio, però, Ethan Hunt si rivela essere in realtà Sean Ambrose (Dougray Scott), un altro agente dell'IMF, con addosso una maschera in lattice che riproduce perfettamente i connotati di Hunt. Ambrose ruba virus e antidoto e lascia l'aereo prima di farlo schiantare contro una montagna. Ad Hunt, quello vero, viene chiesto di occuparsi del caso. Per farlo recluta il pilota di elicottero Billy Baird (John Polson) e l'esperto di sistemi informatici Luther Stickell (Ving Rhames), due vecchi compagni di squadra, e Nyah Nordoff-Hall (Thandie Newton), una ladra il cui unico merito apparente sembra sia quello di essere l'ex-amante di Ambrose. Seppur riluttante, Nyah accetta di rimettersi con Ambrose in modo da poter conoscere i suoi piani.
Hunt riesce a distruggere tutte le fiale del virus tranne una, ma quando Ambrose scopre il doppio gioco di Nyah, l'unica possibilità che la ragazza ha per salvarsi è proprio iniettarsi quella fiala di virus. Così Ambrose è costretto a lasciare Nyah in vita, mentre Hunt ha solo 20 ore di tempo per trovare l'antidoto e iniettarlo alla collega. Dopo varie peripezie, Hunt riesce nel suo intento: sconfigge Ambrose e salva Nyah un attimo prima che lei si getti da una scogliera per evitare di contagiare altre persone con il virus.

Il film, come sempre più spesso accade, non ha nulla a che fare con il telefilm, se non il «questo messaggio si autodistruggerà tra cinque secondi» e le maschere in lattice (ma non già i modulatori di voce, totalmente assenti nella serie TV). L'idea è che sarebbe bastato cambiare titolo e nomi e nessuno avrebbe mai collegato il film alla serie. Tanto più che nel telefilm ogni personaggio ha il suo ruolo ben determinato all'interno della squadra, mentre qui abbiamo una ladra il cui unico scopo è quello di infiltrarsi in casa dell'ex, un blando esperto di computer e un quarto uomo con una parte talmente marginale che quasi si poteva tagliare.
È chiaro che il film ha un solo intento: far fare a Tom Cruise la parte del figo. E per ottenere questo risultato vengono create ad arte situazioni inverosimili in cui il nostro esce da eroe. Emblematica è la scena in cui Hunt cerca di reclutare Nyah: anziché chiederlo e basta, come farebbe chiunque, Hunt la segue, la precede nella stanza del furto, le insegna il "mestiere", le evita l'arresto, ingaggia un folle (nel senso negativo del termine) inseguimento d'auto in cui poi lui salva lei da morte certa (peccato che sia stata lui a provocare l'incidente...) in una sequenza che va contro ogni legge della fisica. E così sono passati 20 minuti di film. Gli altri 100 sono altrettanto inutili e inverosimili.

giovedì 20 gennaio 2011

Hereafter (2010)


Hereafter
Hereafter, USA, 2010, colore, 129' (2h 9')
Regia di Clint Eastwood

Visto ieri al Giotto di Trieste.

Marie LeLay (Cécile De France) è una giornalista francese che, sopravvissuta ad uno spaventoso tsunami, ritorna in patria cercando invano di riprendere la routine di ogni giorno. Quando capisce di non poterlo fare, si prende un periodo di pausa dal lavoro per scrivere un libro nel quale raccontare l'esperienza che ha vissuto e, soprattutto, per indagare in merito alla visione che ha avuto nei minuti in cui è rimasta priva di sensi (in uno stato di pre-morte) durante la catastrofe naturale. Marie trova con fatica un editore americano disposto a pubblicare il libro e, una volta stampato, la casa editrice la invita a presentarlo pubblicamente a Londra.
Marcus e Jason (Frankie e George McLaren) sono due bambini londinesi che abitano con la mamma tossicodipendente (benché sulla via della disintossicazione). Mentre Jason è in città a fare una commissione, viene investito da una macchina e muore. Il fratello Marcus, più introverso e taciturno del gemello, non riesce a farsene una ragione e si chiude ancora di più in sé stesso. Quando i servizi sociali impongono alla madre di Marcus di disintossicarsi, pena la revoca dell'affidamento del bambino, il piccolo Marcus si ritrova temporaneamente ospitato da una affabile coppia abituata a prendersi cura di ragazzi orfani o con problemi. Marcus si rivolge a numerosi sensitivi (tutti volgari ciarlatani), nel tentativo di comunicare col fratello morto, finché girando per Internet non si imbatte nella foto di George Lonegan.
George Lonegan (Matt Damon) è un operaio di San Francisco con un dono particolare: poter parlare con i morti. Anche se il fratello lo invita a riaprire uno studio e lavorare come sensitivo, George vive male questo suo "potere" e l'unica cosa che desidera è una vita normale. Per un po' sembra funzionare con Melanie (Bryce Dallas Howard), finché lei non scopre il dono di George, gli chiede una seduta e rimane sconvolta dalle rivelazioni che George le fa a proposito del padre morto da poco. Quando George viene licenziato, decide di prendersi un periodo di "vacanza" e di girare il mondo. La sua prima tappa sarà Londra, per visitare la casa di Dickens di cui George è un grande fan.
A Londra le vite dei tre protagonisti si incontrano. Grazie all'aiuto di George, Marcus riesce a parlare con Jason il quale esorta il fratello a farsi coraggio e a vivere la propria vita. Grazie all'aiuto di Marcus, George incontra Marie con la quale inizia quella che a prima vista sembra una relazione seria.

Il film, dal punto di vista registico, è tecnicamente ben realizzato. Clint Eastwood è diventato ormai un regista più che affermato e sicuramente sa come far muovere i personaggi sulla scena, sa cosa vuole dai suoi attori e dal suo staff tecnico e lo ottiene (la sequenza dello tsunami è sublime per tecnica registica, effetti speciali e coinvolgimento emotivo). Tutto ciò, però, non basta se non si ha alle spalle una storia forte, e purtroppo in questo caso la storia forte non c'è.
Ogni spezzone di vita dei tre protagonisti è struggente, ma è troppo esile. La storia di Marcus è scritta apposta per commuovere: il padre assente, la madre drogata, i servizi sociali, il fratello morto ma che dall'Aldilà lo salva dall'esplosione della metropolitana. Bellissimo, ma troppo facile. Tanto più che a fine film non abbiamo la certezza che Marcus si sia staccato dall'idea fissa del fratello morto (anzi, vista la reazione in albergo, si presume che non abbia superato il trauma). La vicenda di Marie poi è, se possibile, ancora più vuota. Senza contare il modo in cui le tre storie si riallacciano: George è a Londra proprio quando c'è la fiera del libro e passa davanti allo stand di Marie proprio quando lei sta presentando il libro e proprio in quel momento passa Marcus che riconosce con sicurezza George benché l'abbia visto solo una volta in una foto su Internet. E in tutto ciò George, nonostante le insistenze di Marcus, nega non il fatto di trovare Marie bella o affascinante (cosa che può essere comprensibile) bensì il solo fatto di provare del vago interesse per lei.
È vero, il film non dà giudizi sulla vita oltre la morte né dà risposte che siano scientifiche o religiose, e questo è senza dubbio un pregio della pellicola e un merito dello sceneggiatore che è riuscito a scrivere una storia in cui si affronta il tema senza prendere posizioni e senza scadere nel sacro, come spesso accade. Il problema è che il film non dà niente. Non dà emozioni, se non quelle esili e immediate citate prima, che colpiscono ma non restano. Non dà spunti di riflessione sull'Aldilà: non ci sono temi su cui dibattere, non restano questioni aperte. Si esce dal cinema avendo visto un film bellissimo dal punto di vista tecnico, ma vuoto per quanto riguarda ogni aspetto emotivo. È un gioco ad incastro che crea tre storie parallele e le riallaccia nel finale, ma che non trasmette le emozioni richieste. E per un film così costruito, direi che questa è una grossa pecca.
Inoltre, ma qui forse sono davvero solo io, ho trovato fastidiosa la presenza della macchietta del cuoco italiano che insegna ad apprezzare la buona cucina con il sottofondo di arie d'opera. Sembra un personaggio uscito da una commedia americana di medio-bassa lega. Davvero fatico a capire la sua presenza in un film di questo genere e mi chiedo come abbiano fatto a convincere Eastwood ad inserirlo nelle riprese.

martedì 18 gennaio 2011

La versione di Barney (2010)


La versione di Barney
Barney's Version, Canada/Italia, 2010, colore, 132' (2h 12')
Regia di Richard J. Lewis

Visto ieri al Giotto di Trieste.

Barney Panofsky (Paul Giamatti) è un ricco produttore televisivo quasi settantenne, ebreo e alcolizzato che vive da solo dopo aver divorziato dalla sua terza moglie Miriam (Rosamund Pike). La pubblicazione di un libro che gli rinfaccia l'accusa di aver ucciso l'amico Boogie (Scott Speedman) è l'occasione per Barney di ripercorrere mentalmente tutta la sua lunga e intensa vita. Così Barney inizia a ricordare i momenti salienti della sua esistenza: il matrimonio a Roma con Clara (Rachelle Lefevre), pittrice esistenzialista morta suicida pochi giorni dopo le nozze; l'intenso rapporto con il padre poliziotto Izzy (Dustin Hoffman); l'indissolubile amicizia con Boogie; il matrimonio con "la seconda signora Panofsky" (Minnie Driver); l'incontro con Miriam proprio il giorno del matrimonio con la sua seconda moglie; la scoperta del tradimento della "seconda signora Panofsky" proprio con il suo migliore amico e l'incidente presso la casa al lago che porterà il detective O'Hearne (Mark Addy) a sospettare di Barney per l'omicidio di Boogie (pur mancando il cadavere); la successiva assoluzione da parte della polizia ma non di O'Hearne che continuerà a credere Barney colpevole; il matrimonio con Miriam, speaker radiofonica e unico vero amore di Barney, con cui avrà tre figli; il successivo tradimento di Barney e il conseguente divorzio, e infine il dover accettare e fronteggiare l'insorgere dell'Alzheimer. Alla fine, quando ormai Barney è vinto dalla malattia, viene ritrovato il corpo di Boogie e uno dei figli di Barney capisce finalmente la verità, scagionando così il padre da ogni responsabilità per la morte dell'uomo. Il film si chiude con Miriam che va al cimitero a rendere omaggio alla tomba di Barney, lasciando nello spettatore il dubbio se la donna accetterà il posto che l'ex marito le aveva riservato accanto a lui nel loculo.

Pur essendo stato un successo editoriale alla sua uscita, trovo il libro profondamente mal scritto. Ciò nonostante è estremamente interessante la scelta dell'autore, Mordecai Richler, di raccontare la vita di Barney non in modo cronologico e lineare ma lasciando che i ricordi fluiscano senza un particolare ordine dalla mente del protagonista per comporre il mosaico tassello dopo tassello. Nel film tutto questo scompare: le vicende sono sì raccontate tramite flashback, ma ognuno di essi rappresenta un intero momento della vita di Barney e la loro successione è strettamente cronologica. In questo modo il film non aggiunge niente di nuovo a molti altri film dello stesso genere che l'hanno preceduto e l'eponima "versione di Barney" sulla morte di Boogie ci viene svelata a metà film. Inoltre dal libro sono stati tagliati tutti i racconti di Barney grazie ai quali ci si poteva far un'idea di quali e quante avventure egli sia stato protagonista e quante importanti amicizie abbia avuto. Nel film sembra che Barney sia un simpatico vecchietto che, a parte ritrovarsi con tre matrimoni e un'accusa di omicidio sulle spalle, non ha combinato niente di veramente importante nella vita. Inoltre manca tutta la sagace ironia tipicamente ebraica di cui è pieno il libro e che caratterizza fortemente Barney. Tutte queste cose sminuiscono il personaggio in sé e di conseguenza l'intera pellicola. Forse Lewis avrebbe potuto osare un po' di più anziché realizzare un film così "comodo".
Ad ogni modo sono da segnalare le ottime interpretazioni di Paul Giamatti (che, non a caso, ha ottenuto il Golden Globe proprio per questo ruolo), di Dustin Hoffman e di Rosamund Pike, nonché l'ottimo lavoro del reparto trucco che ha saputo invecchiare i protagonisti per le scene ambientate nel presente con vera maestria.

venerdì 5 novembre 2010

Il padrino (1972)


Il padrino
The Godfather, USA, 1972, colore, 175' (2h 55')
Regia di Francis Ford Coppola

Visto ieri sera al CineCity di Trieste con Dok, Jacopo e Veru.

I Corleone, famiglia mafiosa italo-americana, svolgono le loro attività (lecite o meno) nella New York degli anni '40. Quando i sicari di Virgil Sollozzo (Al Lettieri) sparano al Padrino Don Vito Corleone (Marlon Brando) perché quest'ultimo ha rifiutato la proposta di finanziare un'attività basata sulla droga, la famiglia si rende conto che bisogna scegliere un successore. Santino (James Caan), inesperto e irascibile, Tom (Robert Duvall) il fido consigliere della famiglia, benché non sia formalmente un Corleone perché adottato da bambino o Michael (Al Pacino), decorato di guerra e che ha sempre dichiarato di non volersi immischiare negli affari di famiglia? La scelta cadrà su quest'ultimo dopo che, eliminato Sollozzo, sarà costretto a nascondersi per diversi anni a Corleone, in Sicilia. Al suo ritorno in America Michael sposerà Kay Adams (Diane Keaton) e rileverà l'eredità di Don Vito, diventando così il nuovo Padrino.

Coppola racconta uno scorcio della famiglia Corleone, iniziando dal matrimonio della figlia di don Vito, Connie (ma poteva iniziare in qualunque altro momento anteriore), e terminando con la "proclamazione" di Michael a nuovo Padrino, ma lo fa in modo distaccato, senza dare giudizi di merito. Non c'è esaltazione della violenza (don Vito è veramente dispiaciuto quando scopre che è stato Michael ad aver ucciso Sollozzo, nonostante quest'ultimo fosse il mandante del suo attentato) e non c'è demolizione di essa. Coppola si limita a raccontare gli eventi in successione, come fosse un semplice cronista. A tal proposito è interessante notare che, quando vediamo Michael in Sicilia non seguiamo parallelamente le vicende americane. Le uniche scene che spezzano la parentesi siciliana sono Sonny che vendica il pestaggio della sorella e la morte di Sonny, entrambe nodali per quello che avverrà dopo, ma altro delle vicende newyorkesi non sappiamo. Così come quando Michael torna e va da Kay: lei gli chiede da quanto tempo sia tornato e lui risponde «da un anno». Un anno di cui non sappiamo niente perché, in fin dei conti, non è così importante.
È un film lungo (2 ore e 55 minuti) ma non è mai banale e riesce a mantenere sempre desta l'attenzione del pubblico nonostante non ci sia una vera e propria trama incalzante. Il percorso che si snoda lungo le tre ore di pellicola è scritto perfettamente ed ogni scena, ogni inquadratura, è studiata, ponderata ed è presente per un motivo ben preciso. Assieme alla straordinaria bravura di tutti gli attori, il film è senza dubbio uno dei capolavori del cinema americano di ogni tempo.

giovedì 4 novembre 2010

Suburban Girl (2007)


Suburban girl - Talvolta la fine è solo un nuovo inizio
Suburban girl, USA, 2007, colore, 97' (1h 37')
Regia di Marc Klein

Visto ieri sera su Rai Movie.

La giovane Brett Eisenberg (Sarah Michelle Gellar) è una brava ma inesperta editor (il curioso nome deriva dalla Brett Ashley di Fiesta (Il sole sorgerà ancora) di Hemingway). Reduce da un'inutile relazione con un suo coetaneo, Brett si innamora di Archie Knox (Alec Baldwin), una vecchia volpe dell'editoria, alcolista e donnaiolo, di parecchi anni più vecchio di lei. E mentre porta avanti questa difficile relazione, Brett deve fronteggiare diversi altri piccoli/grandi problemi, quali il licenziamento del suo adorato capo o la malattia incurabile che colpisce suo padre.

Il film, distribuito in Italia solo in DVD, racconta, più che una "classica" storia d'amore, uno scorcio della vita di Brett. Le vicende sono presentate con estrema linearità e con uno stile molto pulito (per fare un esempio, la scena in cui Brett lascia il fidanzato è estremamente semplice, senza i cliché a cui molti film del genere ci hanno abituato).
La storia di Brett non ha un lieto fine; ha solo una fine, e questo è un altro punto di forza della pellicola, per due motivi. Innanzitutto perché si stacca dalle solite commedie sentimentali che esigono l'«...e vissero felici e contenti» ad ogni costo, e in questo caso un lieto fine sarebbe stato un grave errore, visto l'andamento della storia durante l'intero film. Poi perché in questo modo il film dà davvero l'idea di presentare uno spezzone di vita, con i suoi alti e bassi, assomigliando così più alla vita reale che ad una storia da favola, risultando alla fine forse meno cinematografico ma decisamente più vicino alla quotidianità.

martedì 2 novembre 2010

Ritratto di mio padre (2010)


Ritratto di mio padre
Italia, 2010, colore, 87' (1h 27')
Regia di Maria Sole Tognazzi

Visto ieri su La7.

Maria Sole Tognazzi, figlia di Ugo, confeziona un delizioso ricordo di suo padre costruito montando immagini da film, apparizioni televisive, articoli di giornale, foto di famiglia e soprattutto da vecchi Super8 girati in modo amatoriale durante gli incontri in casa Tognazzi, il tutto intervallato con interviste alle persone che sono state più vicine a Ugo (a partire dai figli ma anche a Pupi Avati, Mario Monicelli, Ettore Scola, Paolo Villaggio e molti alti).

La pellicola, presentata al Festival Internazionale del Film di Roma in occasione dei vent'anni dalla morte di Tognazzi, non è e non vuole essere una biografia del grande attore ma, come dice il titolo, un ritratto di Ugo uomo e padre. Un affettuoso ricordo che non cerca di esaltare l'uomo ma che ne presenza luci ed ombre, vizi e virtù, cercando di farci entrare nell'atmosfera che si poteva respirare a casa Tognazzi. Un bellissimo spaccato di vita su uno dei più importanti interpreti del cinema italiano, e non solo.

lunedì 1 novembre 2010

L'acchiappasogni (2003)


L'acchiappasogni
Dreamcatcher, Australia/USA, 2003, colore, 136' (2h 16')
Regia di Lawrence Kasdan

Visto in DivX in occasione di Halloween.

Henry (Thomas Jane), Beaver (Jason Lee), Jonesy (Damian Lewis) e Pete (Timothy Olyphant), quattro amici con strani poteri psichici, si ritrovano come ogni anno in una baita di montagna. Questa volta però dovranno fronteggiare un morbo alieno chiamato Ripley (dal personaggio di Alien) e lo strano colonnello Curtis (Morgan Freeman) che da anni lo sta combattendo. Alla fine sarà grazie all'aiuto di Duddits (Donnie Wahlberg), l'amico che ha donato ai quattro i loro poteri, che la minaccia aliena sarà sconfitta.

Tratto dall'omonimo romanzo di Stephen King, il film risulta alquanto discontinuo. La trama, di per sé interessante, appare farraginosa. I poteri dei quattro amici (a parte quello di Jonesy) appaiono decisamente poco chiari e il personaggio del colonnello Curtis è nebuloso e mal caratterizzato. La colpa non è degli interpreti che invece sono tutti bravi nella loro parte - anche Freeman nei panni del militare cattivo - ma probabilmente della scrittura del copione. Il film sembra un po' troppo lungo e se nella prima parte regge abbastanza bene, nella seconda dà segni di cedimento da tutte le parti. L'unica parte davvero geniale è il potere di Jonesy, cioè quello di poter stivare i ricordi in un grande archivio e richiamarli alla mente... visitando fisicamente l'archivio e scartabellando tra faldoni e cassetti. Per il resto il film è, come dire... tranquillamente dimenticabile.

L'ombra del vampiro (2000)


L'ombra del vampiro
Shadow of the Vampire, GB/Lussemburgo/USA, 2000, colore, 92' (1h 32')
Regia di E. Elias Merhige

Visto in DiVX in occasione di Halloween.

Il film racconta la realizzazione del classico dell'orrore Nosferatu il vampiro diretto da Friedrich Wilhelm Murnau nel 1922.
Murnau (John Malkovich), celebre regista tedesco, decide di girare una versione cinematografica del Dracula di Bram Stoker che, per motivi di diritti ribattezzerà Nosferatu. Murnau decide di affidare la parte del protagonista al misterioso Max Schreck (Willem Dafoe) che si rivelerà essere un vero vampiro. Per convincerlo a recitare, Murnau ha promesso a Schreck come "compenso" Greta Schröder (Catherine McCormack), l'attrice protagonista del film. Ben presto però Schreck comincia a banchettare con la troupe e a ricattare Murnau con pretese sempre maggiori. In preda al rimorso, Murnau confessa a Albin Grau (Udo Kier), il produttore, e Gustav von Wangenhein (Eddie Izzard), il primo attore, la verità. A tal punto resta una sola cosa da fare: uccidere Schreck esponendolo alla luce del sole e, contemporaneamente, filmare la morte del vampiro per l'ultima tragica scena del film.

«Come non diffidare di chi fa citare a un personaggio del 1921, come un grande del cinema insieme a Griffith, Eisenstein che esordì nella regia nel 1924?» chiede Morandini nel suo Dizionario dei film ed è difficile dargli torto. Comunque se escludiamo questa e qualche altra piccola pecca*, c'è da dire che il film ricrea decisamente bene l'epoca che vuole raccontare. I costumi, le scenografie e il materiale tecnico di scena sono particolarmente studiati per far rivivere l'ambiente in cui il vero Murnau ha girato il suo Nosferatu. E c'è da dire che gli attori sono perfetti nelle loro parti (Eddie Izzard nel ruolo dell'attore è straordinario). Se però le ricostruzioni sono buone, la sceneggiatura fa acqua da tutte le parti: ad esempio il dialogo in cui Murnau rivela ai suoi collaboratori che Schreck è un vampiro è scandalosamente mal scritto.
Diciamo che le premesse per un buon film ci sono, ma probabilmente per colpa della pessima sceneggiatura, la pellicola risulta abbastanza deludente. Probabilmente un po' più di cura nella fase di scrittura avrebbe giovato.


* Per citarne alcune: l'evidentissimo errore di montaggio quando l'operatore Fritz Arno Wagner atterra con l'aereo; il nome Orlok che in una didascalia si trasforma in OrloCk; il fatto che vengano citate scuole di recitazione che all'epoca non esistevano ancora.

Intervista col vampiro (1994)


Intervista col vampiro - Cronache di vampiri
Interview with the Vampire: The Vampire Chronicles, USA, 1994, colore, 123' (2h 3')
Regia di Neil Jordan

Visto in DiVX in occasione di Halloween.

Louis de Pointe du Lac (Brad Pitt) è un vampiro che decide di raccontare a Daniel Malloy (Christian Slater), giovane giornalista in cerca di uno scoop, la sua storia di "non-morto". Le vicende narrate da Louis prendono il via nel 1791 quando incontra il vampiro Lestat de Lioncourt (Tom Cruise) che lo trasforma in un suo simile. Benché sia stato lo stesso Louis a chiedere a Lestat di essere trasformato, egli fatica ad accettare la sua nuova condizione di vampiro, almeno fino a quando non incontra la piccola Claudia (Kirsten Dunst). Figlia di una donna morta per la peste, Claudia viene trasformata in vampiro da Louis e Lestat i quali la adottano e le fanno da padre. Il "ménage familiare" tra i tre vampiri sembra filare perfettamente però man mano che Claudia cresce (mentalmente ma non fisicamente, essendo i vampiri costretti a mantenere lo stesso aspetto esteriore di quando sono stati vampirizzati) la tensione e gli screzi aumentano. La situazione precipita quando Claudia tenta di uccidere Lestat facendogli bere sangue di un morto. Lestat riesce a sopravvivere e, per sfuggire alle sue ire, Louis e Claudia sono costretti a fuggire in Europa. I due girano per anni tutti i Paesi europei in cerca di loro simili ma è solo a Parigi che Louis incontra Armand (Antonio Banderas), vampiro decano a capo di una sorta di Corte di attori non-morti. Louis rimane subito affascinato da Armand perché vede in lui il maestro saggio che Lestat non è mai stato. Claudia, che teme di perdere Louis, gli chiede di vampirizzare Madeleine (Domiziana Giordano), una donna che ha da poco perso una figlia e che sarebbe una perfetta madre per la piccola vampira. Louis accetta ma interviene la Corte di Armand che uccide le due donne esponendole alla luce solare. Per vendicarsi Louis dà fuoco al covo di Armand, sterminando di fatto l'intera Corte.
Distrutto e sempre più perplesso sulla sua condizione di vampiro, Louis torna negli Stati Uniti dove passa gli ultimi anni in uno stato di apatia perenne. Nel frattempo Louis ha modo di rincontrare Lestat, ridotto ormai all'ombra di sé stesso.
Alla fine Daniel, il giornalista, si mostra molto deluso di come si sia conclusa l'intervista e manifesta il desiderio di essere trasformato in vampiro. Louis non l'accontenta e Daniel se ne va. Tornando a casa il giornalista incontra Lestat, risorto ai fasti di un tempo, che gli propone la scelta se morire o diventare un vampiro.

La storia, tratta dall'omonimo romanzo di Anne Rice, è molto interessante perché presenta la figura del vampiro in maniera diversa rispetto all'iconografia classica. Il vampiro non è (solo) lo spietato mostro assetato di sangue che insedia giovinette nei vicoli bui con l'unico scopo di addentarle sul collo, ma è anche una figura tormentata che può avere rimorsi di coscienza, che può sentirsi inadeguato nella società o nel rapportarsi con gli altri, siano essi umani o vampiri. Il film però risulta terribilmente lento e a tratti di difficile comprensione. Tutta la vicenda francese, ad esempio, appare nebulosa ed è davvero arduo comprendere il senso di quella parte di film.
Il film può contare su nomi di un certo calibro, ma quasi tutti sembrano fuori ruolo, a parte la giovane Kirsten Dunst. Nonostante il cast stellare davvero si fatica ad affezionarsi a uno qualunque dei protagonisti o ad appassionarsi alle loro storie. Inoltre, benché i personaggi siano ben tratteggiati, spesso risulta complicato comprendere le motivazioni che li spingono ad agire in una determinata maniera.
Pur non essendo un horror nel senso classico del termine, le atmosfere del film sono comunque molto cupe. C'è un'aria di decadenza che pervade tutte le scene ed è molto ben resa; il problema è che quest'aria non cambia minimamente né col passare del tempo (tra l'800 e la fine del '900) né con gli spostamenti geografici (tra gli Stati Uniti e l'Europa). Probabilmente il regista voleva dare un senso di immutabilità al film, però l'unico effetto è quello di rendere lo eccessivamente statico.

La fattoria maledetta (1987)


La fattoria maledetta
The Curse, USA, 1987, colore, 92' (1h 32')
Regia di David Keith

Visto in DivX in occasione di Halloween.

Nathan Hayes (Claude Akins), bigotto capofamiglia di mentalità molto chiusa, vive in una fattoria con la moglie Frances (Kathleen Jordon Gregory) e i figli Cyrus (Malcolm Danare), Zack (Wil Wheaton) e Alice (Amy Wheaton), questi ultimi due figli della sola Frances, avuti da un precedente matrimonio e quindi mal visti da Nathan. Una notte un meteorite cade nella fattoria degli Hayes e contamina la falda acquifera. In breve tempo piante, animali ed esseri umani iniziano a decomporsi trasformandosi in una specie di zombi. Sarà Zach l'unico a rendersi conto di cosa sta succedendo e a salvarsi assieme alla sorella mentre l'intera fattoria cadrà a pezzi.

Tratto da un racconto di H. P. Lovecraft (Il colore venuto dallo spazio), il film è a tutti gli effetti un pessimo B-movie anni '80. Diverse le scene splatter (come la mela piena di vermi o la mamma che si decompone sciogliendosi in cantina), mediocre la recitazione e la caratterizzazione dei personaggi e in alcuni momenti si sfiora involontariamente il comico. Esempio classico di film che solitamente viene segnalato come «solo per appassionati».

venerdì 29 ottobre 2010

Ritorno al futuro (1985)


Ritorno al futuro
Back to the Future, USA, 1985, colore, 116' (1h 56')
Regia di Robert Zemeckis

Visto ieri sera al CineCity di Trieste con Jacopo e Veru.

Marty McFly (Michael J. Fox) è un mediocre teenager americano con due inetti genitori - il padre George (Crispin Glover) è vessato da Biff (Thomas F. Wilson), collega ed ex-compagno di scuola che lo tormenta, mentre la madre Lorraine (Lea Thompson) è una semi-alcolizzata disillusa dalla vita - e due fratelli pelandroni. Una sera il professor 'Doc' Brown (Christopher Lloyd), eccentrico scienziato amico di Marty, informa il ragazzo di aver inventato una macchina del tempo (montata per motivi estetici su una DeLorean). Per scappare da un gruppo di terroristi libici a cui Doc ha sottratto del plutonio (indispensabile per produrre l'energia necessaria per poter viaggiare nel tempo), Marty finisce nel 1955 dove incontra i suoi genitori prima che questi si mettano assieme. Marty ha così due compiti: cercare di far innamorare i suoi genitori per evitare di scomparire dall'esistenza e cercare di tornare indietro al 1985 grazie all'aiuto del Doc del passato. Ovviamente ci riuscirà e, anzi, scoprirà che la sua vita e quella dei suoi genitori sono cambiate in meglio.

Ritorno al futuro è un culto per più di una generazione ed è stato riproiettato su grande schermo e in qualità digitale in occasione del 25° anniversario dell'uscita nelle sale. Difficile dire perché questo film sia diventato così importante in questi anni. Probabilmente per l'abilità degli attori, per la regia pulita e per la sceneggiatura lineare e senza forzature (in realtà ce n'è almeno una, ma è praticamente trascurabile nel complesso del film).
Quello che in realtà mi piace far notare è come cambia il modo di vedere il film col cambiare dell'età. Quando lo vidi per la prima volta, una ventina d'anni fa, ricordo di essere rimasto molto più colpito dalla scena del fulmine alla torre dell'orologio che da tutto il resto. Questa volta, invece, ho trovato quella scena un po' troppo artificiosa (Doc che scivola, il cavo che s'incastra, la DeLorean che non parte, ...) mentre era molto più interessante la ricostruzione storica degli anni '50 e la storia d'amore decisamente non comune (a memoria non ricordo un'altra occasione in cui il protagonista non cerca di conquistare la protagonista femminile ma, viceversa, cerchi di farla innamorare di un altro. Forse solo il Cyrano, ma in quel caso il fine di Cyrano è diverso). Inoltre il rivederlo al cinema (e non magari distrattamente in televisione) mi ha fatto apprezzare piccole cose che prima mi erano sfuggite, come il barbone sulla panchina che ha lo stesso nome del sindaco che nel 1955 cerca di farsi rieleggere o il fatto che nella banda di Biff ci fosse un giovanissimo Billy Zane, probabilmente al suo esordio cinematografico.

giovedì 21 ottobre 2010

Inception (2010)


Inception
Usa, 2010, colore, 148' (2h 28')
Regia di Christopher Nolan

Visto ieri sera al CineCity di Trieste con Veru.

Dom Cobb (Leonardo DiCaprio) è un ladro che si infiltra nei sogni della gente per rubare informazioni segrete. Quando Mal (Marion Cotillard), la moglie di Cobb, appare come proiezione in uno di tali sogni e fa fallire un importantissimo colpo ai danni del ricco uomo d'affari Saito (Ken Watanabe), Cobb, per salvare la pelle, decide di lavorare per lo stesso Saito. Il patto è il seguente: Cobb avrà salva la vita e potrà tornare in America dai suoi figli, da cui ha dovuto scappare alcuni anni prima accusato dell'omicidio della moglie, se riuscirà ad innestare un'idea nella mente di Robert Fisher, il figlio del rivale in affari di Saito. Cobb accetta e riunisce una squadra: Arthur (Joseph Gordon-Levitt), il suo storico socio; Eames (Tom Hardy), un falsario capace di assumere identità diverse nei sogni della "vittima"; Yusuf (Dileep Rao), un chimico capace di creare potenti anestetici e Arianna (Ellen Page) una studentessa d'architettura assoldata per creare il mondo in cui i sogni si svolgeranno. Alla squadra si aggiungerà anche Saito per controllare che il lavoro venga portato a termine. Il piano è di creare tre diversi livelli di sogno ma qualcosa va storto: nel terzo livello Saito muore, così Cobb e Arianna sono costretti ad entrare in un quarto livello per salvare il giapponese. In questo "livello aggiuntivo" Cobb troverà Mal, la moglie (o, meglio, una sua proiezione creata da Cobb) e si scoprirà che il processo di inserire un'idea nella mente di qualcuno era già stato fatto prima di allora. Diversi anni prima, infatti, Cobb e Mal vivevano in un sogno dove si erano costruiti un mondo perfetto; Cobb però voleva tornare alla realtà e quindi aveva inserito nella mente della moglie l'idea che quello non fosse il mondo reale e l'unica cosa che restava da fare ai due amanti era suicidarsi nel sogno per potersi svegliare. Una volta ridestatisi, l'idea continuò a ronzare nella testa di Mal finché non questa decise di suicidarsi di nuovo nel tentativo di svegliarsi da quello che lei credeva essere un ulteriore sogno. Cobb riesce ad eliminare (l'idea di) Mal, recupera Saito e si risveglia. Il piano ha avuto successo e Cobb può riabbracciare i figli, ma resta aperta la possibilità che quello sia un ulteriore livello di sogno.

Caldamente consigliato da diversi amici, il film risulta in realtà abbastanza deludente, sotto molti punti di vista. Quasi tutto si riconduce, in realtà, al fatto che l'intera sceneggiatura andava rivista e limata (tra le altre cose: Cobb braccato aspetta 2 ore in una stanza d'albergo di cui i figli hanno il numero di telefono? Se per svegliarsi basta cadere, com'è che nei sogni a turno ognuno cade ma nessuno si sveglia? Da quando in qua in un labirinto «deve esistere una scorciatoia»?). La regia dei combattimenti è particolarmente brutta: è spesso difficile capire chi si sta affrontando e chi sta vincendo (mi dicono che ultimamente i combattimenti a Hollywood si girano così. Sarà vero, ma ciò non toglie che siano incomprensibili). Escher è interessante, ma viene usato male (la città è veramente piegata su sé stessa ma le scale sono un'illusione ottica?). Certe scelte di regia risultano difficili da capire (Nolan ci mostra l'architetta che costruisce il suo "totem" ma non ci fa vedere quando lo usa. Ovviamente Nolan può mostrarci la donna che va a prendere il pane, se vuole, senza che questo influisca su alcuna delle altre scene. Il fatto è che in un film millimetrico come questo, una scena così futile lascia perplessi gli spettatori). Il finale appare un po' tirato via (come si sveglia Cobb? Ovvero, dopo che metà film è incentrato sulla sincronizzazione dei "calci", vedere Cobb che si sveglia "a schiaffo" è deludente). Sembra quasi che Nolan avesse il cliffhanger dell'architetta che cade, la fine sull'aereo e li abbia attaccati nel modo più semplice: giustapponendoli.
So bene che ognuna delle cose che ho elencato è un'inezia. Ma sono inezie che si sommano. Il problema è che se l'idea di fondo fosse stata estremamente innovativa e spettacolare (stile primo Matrix, per dire) oppure se l'intera regia fosse stata perfetta oppure se l'intera sceneggiatura fosse stata perfetta, forse si poteva passar oltre tutte queste piccolezze. L'idea del sogno nel sogno è tutt'altro che originale. Lo è certamente l'idea di inserire un pensiero nella mente di un altro, ma è un po' poco per gridare al genio. Non è un film brutto, intendiamoci: i veri film brutti sono altri. Però zoppica, e anche vistosamente.

sabato 18 settembre 2010

Caos calmo (2008)


Caos calmo
Italia, 2008, colore, 105' (1h 45')
Regia di Antonello Grimaldi

Visto ieri sera su Rai 3.

Mentre Pietro (Nanni Moretti) e il fratello Carlo (Alessandro Gassman) stanno salvando la vita a due donne che stanno affogando, la moglie di Pietro viene colpita da un infarto e muore. Quando Claudia (Blu di Martino), la figlia di Pietro, è pronta per tornare a scuola, il padre decide di sedersi su una panchina nel piccolo parco che dà sulla finestra della classe di Claudia per aspettare l'uscita da scuola della bambina. Questo comportamento, che avrebbe dovuto durare un solo giorno, si perpetua invece per diverse settimane, costringendo amici e collaboratori di Pietro a recarsi al parco per parlare con lui. Il collega Samuele (Silvio Orlando), la cognata Marta (Valeria Golino), Eleonora (Isabella Ferrari), la sconosciuta che Pietro ha salvato dall'annegamento, e finanche il "grande capo" Steiner (un cammeo di Roman Polanski) raccontano a quest'ultimo le loro storie, i loro problemi, le loro angosce, mentre lo stesso Pietro cerca di risolvere i dubbi che lo tormentano. Alla fine Pietro troverà l'equilibrio che si è rotto con la morte della moglie e finalmente lascerà la panchina per tornare alla vita normale.

Il personaggio di Pietro è molto morettiano: pieno di dubbi, di insicurezze, di emozioni. Però, a differenza degli altri film di Moretti, non è lo stesso Moretti a crearsi il personaggio (la storia è tratta dall'omonimo libro di Sandro Veronesi), perciò Moretti fa Moretti ma non è Moretti, e questo penalizza la sua pur interessante interpretazione. Ad ogni modo il film è decisamente di buon livello. La sceneggiatura è curata e non scade nei soliti cliché, specialmente per quanto riguarda il rapporto di Claudia con la madre morta (il fatto che non rinfacci al padre che la mamma era più brava a fare le trecce o che, quando Pietro chiede alla figlia cosa regalarle per il compleanno, lei non risponda «Rivoglio la mamma»).
Il film, è diventato famoso per la chiacchieratissima scena di sesso tra Nanni Moretti e Isabella Ferrari. Scena che, sono sincero, ho trovato inutile e del tutto gratuita. Non aggiunge nulla alla storia e si scontra con il tono mantenuto nel resto del film. Probabilmente bastava farla durare molto meno, farla meno morbosa e non crearci su un caso mediatico.
Un buon film, forse un po' altalenante in certi punti, ma nettamente migliore di molti altri film italiani di questi ultimi anni.

mercoledì 15 settembre 2010

I registi in ordine alfabetico

A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z



A
Claudio Amendola
La mossa del pinguino (2014)



B
Mario Baffico
Terra di nessuno (1939)

Enzo Battaglia
Addio, Alexandra (1969)

Malik Bendjelloul
Searching for Sugar Man (2012)

Robert Benton
La macchia umana (2003)

Alessandro Benvenuti
I miei più cari amici (1996)

Stefano Bessoni
Imago mortis (2009)



C
Gurinder Chadha
Sognando Beckham (2002)

Charles Chaplin
Luci della ribalta (1952)

Francis Ford Coppola
Il Padrino (1972)

Hedy Crissane
Aspromonte (2012)



D
Viviana Di Russo
Euclide era un bugiardo (2009)



E
Clint Eastwood
Hereafter (2010)



G
Lorenzo Garzella
Il Mundial dimenticato (2011)

Terry Gilliam
L'esercito delle 12 scimmie (1995)

Valeria Golino
Miele (2013)

Antonello Grimaldi
Caos calmo (2008)



I
Ciccio Ingrassia
L'esorciccio (1975)



J
Neil Jordan
Intervista col vampiro (1994)



K
Lawrence Kasdan
L'acchiappasogni (2003)

David Keith
La fattoria maledetta (1987)

Takeshi Kitano
Outrage (2010)

Mark Klein
Suburban Girl (2007)



L
John Landis
Tutto in una notte (1985)

Richard J. Lewis
La versione di Barney (2010)

Stefano Lodovichi
Aquadro (2013)



M
Filippo Macelloni
Il Mundial dimenticato (2011)

Ruth Mader
What Is Love (2012)

Madonna
Sacro e profano (2008)

Giulio Manfredonia
È già ieri (2004)

Michael Mann
Manhunter - Frammenti di un omicidio (1986)

Alina Marazzi
Tutto parla di te (2012)

Franco Maresco
Io sono Tony Scott (2010)

Scott McGehee
Quel che sapeva Maisie (2012) [con David Siegel]

E. Elias Merhige
L'ombra del vampiro (2000)



N
Christopher Nolan
Inception (2010)

Francesco Nuti
Casablanca, Casablanca (1985)



P
Antonio Pietrangeli
Come, quando, perché (1969)



R
Gary Ross
Hunger Games (2012)



S
Henry Selick
Coraline e la porta magica (2009)

Elisabetta Sgarbi
Il viaggio della signorina Vila (2012)

Adam Shankman
Rock of Ages (2012)

David Siegel
Quel che sapeva Maisie (2012) [con Scott McGehee]



T
Maria Sole Tognazzi
Ritratto di mio padre (2010)

Giuseppe Tornatore
Nuovo Cinema Paradiso (1988)

Massimo Troisi
Pensavo fosse Amore... invece era un Calesse (1991)



W
Andy & Larry Wachowski
Speed Racer (2008)

Peter Weir
The Truman Show (1998)

John Woo
Mission: Impossible II (2000)



Z
Robert Zemeckis
Ritorno al futuro (1985)

I titoli in ordine alfabetico

A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z



A
Addio, Alexandra (1969)
Aquadro (2013)
Aspromonte (2012)


C
Caos calmo (2008)
Casablanca, Casablanca (1985)
Come, quando, perché (1969)
Coraline e la porta magica (2009)


E
È già ieri (2004)
Euclide era un bugiardo (2009)


H
Hereafter (2010)
Hunger Games (2012)


I
Il Mundial dimenticato (2011)
Il padrino (1972)
Il viaggio della signorina Vila (2012)
Imago mortis (2009)
I miei più cari amici (1996)
Inception (2010)
Intervista col vampiro (1994)
Io sono Tony Scott (2010)


L
L'acchiappasogni (2003)
La fattoria maledetta (1987)
La macchia umana (2003)
La mossa del pinguino (2014)
La versione di Barney (2010)
L'esercito delle 12 scimmie (1995)
L'esorciccio (1975)
L'ombra del vampiro (2000)
Luci della ribalta (1952)


M
Manhunter - Frammenti di un omicidio (1986)
Miele (2013)
Mission: Impossible II (2000)


N
Nuovo Cinema Paradiso (1988)


O
Outrage (2010)


P
Pensavo fosse Amore... invece era un Calesse (1991)


Q
Quel che sapeva Maisie (2012)


R
Ritorno al futuro (1985)
Ritratto di mio padre (2010)
Rock of Ages (2012)


S
Sacro e profano (2008)
Searching for Sugar Man (2012)
Sognando Beckham (2002)
Speed Racer (2008)
Suburban Girl (2007)


T
Terra di nessuno (1939)
The Truman Show (1998)
Tutto in una notte (1985)
Tutto parla di te (2012)


W
What Is Love (2012)

Buio in sala!

Prima di tutto rispondo subito all'ovvia domanda: «È proprio necessario un altro blog di critica cinematografica?».
La risposta che mi sento sinceramente di dare è «Probabilmente no».

E allora perché aprirne uno? Sostanzialmente per me stesso. Perché il Cinema mi piace, mi piace andarci, mi piace vedere i film, in qualunque occasione e in qualunque condizione, e mi piace parlarne con gli altri. Però dopo un po' mi sono accorto di far fatica a ricordarmi il giudizio che avevo dato ad ogni film visto. Così ho pensato di scrivere queste personalissime recensioni, e di scriverle su Internet, così da averle sempre sotto gli occhi e per poterne eventualmente discutere assieme.

Chiarisco subito: non sono un critico. Sono solo un appassionato che dice la sua sui film, senza pretendere di avere la verità assoluta, senza voler insegnare niente a nessuno e senza presunzione di far cambiare idea ad alcuno.
Se vi interessa leggere quello che ho ha dire, ed eventualmente dire civilmente la vostra, siete i benvenuti.

Una piccola avvertenza. È possibile che nei post ci siano un po' troppi spoiler. Temo sarà inevitabile: odio quelli che dicono e non dicono per paura di rivelare troppo e finiscono per fare delle recensioni a quiz. Io avverto subito del pericolo, quindi regolatevi di conseguenza!

Ancora una cosa. È possibile che qualcuno ravvisi somiglianze con altri blog del genere. Posso assicurare che non mi interessano i confronti, che non voglio "portare via il lavoro" ad altri blogger e che non ho intenzione di copiare, come sperò sarà chiaro appena posterò le recensioni dei primi film.

Ed ora, se vi va, buio in sala e si comincia...!